La SIAE non rispetta le norme

Come vengono determinati i compensi per Diritto d’Autore e Diritti Connessi? E’ il Presidente del Consiglio a fornire le norme da seguire, con un apposito DPCM.

Quello attualmente in vigore, che si interseca dal 2017 con il Dlgs 35/2017, è il DPCM del 2/2/2015, pubblicato in Gazzetta Ufficiale come vedete in copertina di questo articolo.

La norma prevede che (art. 2): La misura e le modalita’ del compenso di cui al primo comma sono determinate con equita’ e ragionevolezza tenendo conto, tra l’altro, del valore economico dell’effettivo utilizzo dei diritti negoziati, della natura e della portata dell’uso delle opere e di altri materiali protetti.

Se il compenso va rapportato al valore economico dell’effettivo utilizzo dei diritti negoziati, e alla effettiva portata dell’uso delle opere e di altri materiali protetti, e se l’italiano non è un’opinione, ciò significa che bisogna rapportare il tutto in relazione, per esempio, al fatturato degli utilizzatori (es.: le emittenti radio), e che più piccole esse sono (portata dell’uso), tanto meno esse devono pagare per lo sfruttamento di tali diritti.

Invece, la SIAE non solo non ha mai rispettato tale norma, visto che buona parte  delle “Licenze” in atto tutt’oggi risalgono ad anni prima dell’emissione del citato DPCM del 2015, ma addirittura travalica il criterio stesso, e ci risulta abbia imposto tramite le proprie sedi territoriali che i compensi vengano assoggettati per ogni emittente posseduta dallo stesso soggetto.

Quindi, per fare un esempio, una emittente a carattere commerciale piccolissima di un paese che copre circa 15.000 abitanti, ed ha un fatturato di circa 6.800 euro, si troverebbe a pagare circa 1.000 euro all’anno di Siae, pari a un settimo del proprio fatturato. E se le emittenti possedute da quella società fossero due, allora la stessa società pagherebbe 2.000 euro, pari quasi a un terzo del proprio fatturato.

E’ assurdo, ingiusto, e -ci sembra di poter dire- assolutamente irrispettoso della norma (riportata più sopra nel testo del DPCM) che prevede che il compenso sia determinato con equità e ragionevolezza.

Se è vero che la SIAE distingue fra soggetti con scopo di lucro e soggetti senza scopo di lucro (come prevede il DPCM) nelle licenze che essa ha sinora rilasciato non si prevede uno scaglione di fatturato, che consenta alle emittenti più piccole di poter pagare una cifra coerente con il proprio fatturato.

Circa le moltiplicazioni dei compensi richieste agli editori che sono concessionari di più emittenti, va rammentato che in questo Paese le tasse vengono applicate ai soggetti giuridici (cioè le società), e che comunque se un editore possedesse più radio, tutte concorrerebbero allo stesso fatturato, facendolo aumentare e generando compensi di conseguenza maggiori.

E’ opportuno dire che fino a questo momento solo una fra le collecting riconosciute da AgCom applica questi principi, e -sopra tutto- il criterio del minimo di fatturato. E non si tratta della SIAE.

Assoradio sta preparando un modello di licenza UNIVERSALE che possa valere per tutte le società di collecting, SIAE inclusa.

Vedremo se qualcuno ne sarà illuminato come San Paolo sulla via di Damasco, oppure se preferiranno continuare a sentirsi alla stregua di quel famoso personaggio che moltiplicava i pani e i pesci.

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