Il “minimo garantito”
Nel 2010, il mercato italiano dell’elettronica di consumo ha registrato la vendita di oltre 7,1 milioni di apparecchi radio e piccoli elettrodomestici. Oggi, le vendite di radio casalinghe tradizionali sono un mercato di nicchia, non se ne vendono più dopo apposito decreto che ne vietava l’ulteriore messa sul mercato.
In un siffatto mercato, in cui la disponibilitĆ da parte degli utenti ĆØ drasticamente diminuita, ĆØ logico che anche l’ascolto (parliamo della FM) abbia seguito questo trend inverso.
E quindi, anche le percentuali inerenti i canoni per diritti d’autore e diritti connessi necessariamente si devono adeguare.
Invece, permane l’iniqua e discriminatoria valutazione del MINIMO GARANTITO. Ma ci chiediamo nel 2026 come si possa applicare un simile criterio quando i fatturati delle emittenti sono diminuiti anche essi come conseguenza del minor numero di utenti collegati via RADIO FM.
E sia chiaro: prendiamo in considerazione la radio in FM perchĆ© ĆØ ancora l’unica riconosciuta ancora da una Legge. Le emittenti che operano in FM sono le UNICHE a essere ancora CONCESSIONARIE DELLO STATO.
Il DAB? E’ tuttora oggetto di sperimentazioni e provvisorie assegnazioni, mentre l’ascolto in streaming non ĆØ regolamentato nĆ© riconosciuto. Esiste un pò come la carriola che sarebbe stata la nostra nonna se avesse avuto le ruote.
Quindi? Qualcuno dovrebbe intervenire, per stabilire nuove regole e criteri, ma assolutamente diremo che il MINIMO GARANTITO non ĆØ previsto da nessuna Legge, anzi: il Dlgs. 35/2017 parla solo di equo compenso che non sia discriminatorio.
Pronto? C’ĆØ nessuno che abbia il coraggio di garantire la comunicazione? Sarebbe ora.



