La fionda

Tutti conoscono la leggenda legata a questa “arma” anche se forse è improprio definirla in questo modo.

Non tutti invece sanno che oggi, 12 maggio 2026, la Corte Europea si è espressa in merito a una controversia che ha visto opposti da un lato META, la piattaforma a cui fanno capo vari social, e le società di collecting dei diritti d’autore dall’altro.

Ebbene, la Corte Ue ha sancito ancora una volta che in Italia non si agisce in maniera coerente alla normativa.

Meta aveva contestato che quanto affermava l’AgCom e la normativa italiana erano incompatibili con la direttiva sul diritto d’autore nel mercato unico digitale e con la libertà d’impresa, secondo quanto garantito dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.

Se da un lato i giudici Ue hanno affermato che essere remunerati è compatibile con le norme comunitarie, ebbene dall’altro hanno detto che è così ma a patto che la remunerazione costituisca il corrispettivo per l’autorizzazione all’uso online delle pubblicazioni e che gli editori restino liberi di concedere l’utilizzo anche a titolo gratuito o di negarlo.

La Corte ha inoltre continuato considerando giustificati gli obblighi di avviare trattative in buona fede e di conseguenza di fornire i dati necessari al calcolo del compenso, perché tali obblighi consentono di instaurare un giusto equilibrio tra la libertà d’impresa, e il diritto di proprietà intellettuale, oltre che il diritto alla libertà e al pluralismo dei media.

In parole povere, significa che le collecting non possono farsi il prezzo in casa e a proprio piacimento, come sempre affermato dal nostro team legale sulla base di quanto scritto nel Dlgs. 35/2017 (art. 22, co. 1, 2 e 3).

fonte: (https://trust.ansa.it/8f39f03270edd52cadf4a523673e3d2fc56a36fe7ea0799ab36df3dafac92a86)