Radio Freccia

Era il 1998, e Stefano Accorsi declamava questo monologo:

Credo nelle rovesciate di Bonimba, e nei riff di Keith Richards.
Credo al doppio suono di campanello del padrone di casa, che vuole l’affitto ogni primo del mese.
Credo che ognuno di noi si meriterebbe di avere una madre e un padre che siano decenti con lui almeno finché non si sta in piedi.
Credo che un’Inter come quella di Corso, Mazzola e Suarez non ci sarà mai più, ma non è detto che non ce ne saranno altre belle in maniera diversa.
Credo che non sia tutto qua, però prima di credere in qualcos’altro bisogna fare i conti con quello che c’è qua, e allora mi sa che crederò prima o poi in qualche dio.
Credo che se mai avrò una famiglia sarà dura tirare avanti con trecento mila al mese, però credo anche che se non leccherò culi come fa il mio caporeparto difficilmente cambieranno le cose.
Credo che c’ho un buco grosso dentro, ma anche che, il rock n’ roll, qualche amichetta, il calcio, qualche soddisfazione sul lavoro, le stronzate con gli amici beh ogni tanto questo buco me lo riempiono.
Credo che la voglia di scappare da un paese con ventimila abitanti vuol dire che hai voglia di scappare da te stesso, e credo che da te non ci scappi nemmeno se sei Eddie Merckx.
Credo che non è giusto giudicare la vita degli altri, perché comunque non puoi sapere proprio un cazzo della vita degli altri.
Credo che per credere, certi momenti, ti serve molta energia….

Il 1998 era l’anno in cui usciva nelle sale “Radio Freccia”. Era la storia di Bruno, lo storico fondatore e deejay di Radiofreccia, costretto a chiudere l’attività dopo diciotto anni.

Dopo molti anni, RADIO FRECCIA è esistita davvero. Un’idea del “patron” di RTL, che ha portato all’acquisizione di una emittente nazionale, Radio Padania, e l’ha trasformata in una emittente rock. Una radio COMUNITARIA nazionale.

La storia di questa Radio Freccia, però, cammina al contrario rispetto a quella dell’emittente di quel Bruno del film.

Secondo le norme vigenti in Italia, una emittente comunitaria per esser tale deve fare molta autoproduzione. E fare autoproduzione non significa fare pochi annunci dei titoli dei dischi come fa “questa” Radio Freccia, quella nuova, per intenderci.

Nessuno, però, al MiSE, o all’AgCom, o altrove, è intervenuto per far cessare questa irregolarità.

Ma di certo qualcosa stava per succedere. Perchè a un certo punto, qualcuno in sede politica ci ha pensato. Ed ecco servito su un piatto d’argento (anzi: d’oro) l’emendamento che consente di trasformare le emittenti comunitarie in emittenti commerciali. Un emendamento che vale non solo per le “locali” ma anche per le “nazionali”.

Quindi ora RADIO FRECCIA potrà trasformarsi da comunitaria nazionale a commerciale nazionale.

Questo porterà a uno squilibrio del mercato della pubblicità nazionale? Hanno detto così vari soggetti: dall’Aeranti dell’avvocato Rossignoli, a Eduardo Montefusco di RDS, al TGCOM24 di Mediaset (che è presente nel mercato nazionale anche con le emittenti radio, Radio 105, R-101, Montecarlo e Virgin).

Noi non sappiamo se davvero ci sarà uno squilibrio, per la annunciata trasformazione di RADIO FRECCIA da comunitaria a Nazionale. Ma se davvero così fosse, a maggior ragione lo squilibrio c’è -anche e soprattutto- per via del fatto che i soldi del FONDO DI EMERGENZA devoluto alle radio e televisioni locali, è stato dato solo a 700 emittenti, così lasciandone altre NOVECENTO senza.

CINQUANTA MILIONI DI EURO dati a meno della metà del comparto radiotelevisivo, con un solo gruppo a cui è andato circa il dieci per cento di tutto: circa 4.000.000 di euro.

E’ necessario riequilibrare TUTTO IL SISTEMA. Secondo noi, la nuova norma che consente alle comunitarie di potersi vestire di commerciale non è sbagliata (se mai, non si capiva prima, perchè da commerciale a comunitaria si potesse e il contrario no).

Tutte le emittenti svolgono un ruolo fondamentale per il Paese. Lo ha detto anche il Presidente Conte.

E allora, il sistema dei contributi introdotto dal DPR 146/2017 va sostituito con un altro che eroghi a tutti, anche magari secondo un punteggio che dia qualche punto in più a chi ha di meno, non a chi ha di più.

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